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La realizzazione del teatro comunale di Senigallia, decisa dal Consiglio Comunale nella seduta del 3 settembre 1828, fu affidata all’Arch. Pietro Ghinelli (1759-1834). Ghinelli fu uno dei più importanti architetti teatrali. Costruì ben 14 teatri tra i quali quelli di Pesaro (1818) e “Le Muse” di Ancona (1826).
I lavori, iniziati il
18 ottobre 1828,
terminano
nel luglio 1830. Il costo complessivo fu di 19.221,46,2 Scudi.
Il teatro comunale aveva 21 palchetti per tre ordini sovrapposti, per un totale di 63; un loggione, un ampio palcoscenico, camerini per attori e comparse, atrio per caffè e trattoria.
La notte del 9 agosto 1838, poco dopo la fine dello spettacolo di
chiusura della stagione, il teatro prende fuoco, forse per qualche
scintilla rimasta, legata alla rappresentazione de La battaglia di
Navarino.
A soli quattro giorni dal disastro, il Consiglio delibera l’immediata ricostruzione del teatro. Disse in quell’occasione il Gonfaloniere: “Le sventure pubbliche non vogliono essere accompagnate da soli sterili lamenti. Il teatro per i sinigagliesi non è tanto un oggetto di onesto ricreamento, quanto un monumento di pubblico interesse, per non dire di patria necessità”.
I lavori per la ricostruzione partono nel gennaio del 1839 e si
concludono in meno di un anno. Il nuovo teatro comunale viene
chiamato “La Fenice”. La struttura ha una platea di 182 mq. di
superficie; 99 palchi su quattro ordini (24 al primo e 25 a
ciascuno degli altri) e loggione. Da un documento successivo si
vede che in platea erano disponibili 344 posti; se a questi si
aggiungono i 594 dei palchi (calcolati a una media di sei
spettatori ciascuno) si arriva a una capienza di 930 posti, ai
quali andavano aggiunti quelli del loggione.
Nel teatro senigalliese si misero in scena commedie in musica e
melodrammi di autori alla moda, come Carlo Goldoni; sul
palcoscenico si esibirono maestri e virtuosi di grido e celebri
primedonne.
Gli spettacoli dovevano divertire e strabiliare i mercanti e i
forestieri, confluiti per alcune settimane in città.
La stagione teatrale di Senigallia raggiunse una tale fama e
prestigio da essere replicata anche al di fuori della fiera, nel
tempo di carnevale, in modo da attivare un ulteriore richiamo per
gli appassionati disseminati nelle regioni del medio Adriatico e
nelle contigue province pontificie.
L’attività del teatro senigalliese proseguì vivacemente sino a
quando il terremoto del 1930 lo condannò ad una forzata
inagibilità.