Mario Giacomelli
, scomparso a
Senigallia il 25 novembre 2000, è considerato da parte di numerosi
critici, il più grande fotografo italiano della seconda metà del
‘900. Le sue opere sono conservate nei musei di tutto il
mondo.
Nato a Senigallia nel 1925, la sua infanzia è subito segnata dalla
perdita prematura del padre avvenuta quando lui aveva appena nove
anni. Alla fotografia si avvicina nel 1952 dopo una serie di
esperienze da autodidatta in pittura e poesia e due anni dopo entra
a far parte dell’Associazione senigalliese “Misa”.
Nel 1963 una sua fotografia, della serie Scanno, venne selezionata
per la collezione del
Museo d’Arte Moderna di New
York
, coronando il lavoro di rottura degli schemi
tradizionali iniziato da Mario Giacomelli nell’immediato
dopoguerra.
Mario Giacomelli era senigalliese e marchigiano fino in fondo,
legato alla sua città, ai suoi ritmi, alle sue tradizioni.
Anche nella sua espressione artistica egli si lega alla sua terra,
e lo fa con i paesaggi segnati dall’uomo, con pieghe come rughe che
l’uomo ha nelle sue mani, paesaggi che parlano di volti e di cose
che abitano nell’anima.
La fotografia per Giacomelli era soprattutto amore, l’immagine che
racconta una poesia dell’anima che continua ancora a stupirci e a
commuoverci.