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Lacrime di smalto
Rocca Roveresca dal 12 aprile al 2 novembre 2014
Una produzione artistica unica: le plastiche maiolicate nelle Marche del Quattrocento. Apertura prorogata fino al prossimo 2 novembre.

La Rocca Roveresca di Senigallia ospita dal 12 aprile al 2 novembre un evento espositivo unico nel suo genere.

La mostra “Lacrime di smalto” può ritenersi infatti una delle mostre di rilevanza internazionale più importanti dedicati alla maiolica italiana del Quattrocento. Per la rarità delle opere esposte e per la difficoltà di reperimento delle stesse, in gran parte in musei stranieri e collezioni private, la mostra “Lacrime di smalto” rappresenta la prima grande esposizione dedicata ad una singolare tipologia di maioliche realizzate ad alto rilievo o a tutto tondo da un anonimo artista e dalla sua bottega sul finire del Quattrocento.

L’artista, formatosi in ambiente faentino, realizzò non più di trenta opere in un territorio abbastanza circoscritto che dalla Romagna interessò il nord delle Marche lungo la direttrice adriatica fino ad Ancona.

Nello specifico le opere di questo anonimo artista itinerante, chiaramente influenzato dalla cultura d’oltralpe, raffigurano Natività, Compianti o Vergini con Bambino attestando anche una singolare devozione per certi soggetti, richiesti principalmente per chiese degli ordini mendicanti, in particolare i francescani, inclini ad apprezzare l’efficacia didattica di tali raffigurazioni.

Nel panorama artistico quattrocentesco le plastiche maiolicate ad alto rilievo con Compianto del Cristo morto rappresentano una delle espressioni più vive del sentimento religioso legato al periodo pasquale, divenendo strumenti funzionali alle pratiche di penitenza che vi svolgevano per l’occasione.

La preponderante presenza di queste singolari opere nelle Marche e nelle vicine terre romagnole attesta una bottega di plasticatori itineranti, che trovò il favore non solo di comunità locali ma anche di importanti famiglie come dimostra l’esemplare con Deposizione di Ostra Vetere in cui campeggia lo stemma dei Montefeltro.

Accogliendo il favore di una cultura di provincia ancora attardata rispetto ai grandi centri in cui i sublimi esempi delle opere invetriate dei Della Robbia primeggiavano, le opere plastiche oggi note seppero intercettare il gusto locale per le cromie accese della tradizione ceramica vascolare, specie quella pesarese fiorita sotto l’illuminata signoria sforzesca, ed il carattere devozionale quasi domestico di comunità religiose legate principalmente al culto della Deposizione o della Natività di Cristo.

Per la prima volta insieme a Senigallia, si potranno ammirare le plastiche maiolicate marchigiane; gli esemplari di Ancona, Ostra Vetere, Pesaro e Fermo sono le uniche testimonianze ancora conservate in situ e per questo utili per poter divenire un punto di riferimento per gli studi futuri in quanto nel tempo gran parte delle plastiche maiolicate sono state disperse sul mercato antiquario per arricchire i principali musei stranieri.

Inoltre l’eccezionalità della mostra è data dall’esposizione di una inedita targa con Natività proveniente da collezione privata londinese del tutto simile ad un’opera con medesimo soggetto del Museo Civico-Parrocchiale di Ostra Vetere.

Le plastiche maiolicate in mostra, spesso riconoscibili per il modellato severo e per i tratti ingenuamente interpretati, si caratterizzano per le brillanti cromie degli smalti, dati a larghe campiture sulle superfici incavate e plasmate a rilievo. Aver rintracciato e messo a confronto nello stesso luogo opere di assoluta fragilità e rarità sarà l’occasione anche per poter ridiscutere in ambito ceramologico le influenze stilistiche date dalla coeve produzioni ceramiche centro italiane. L’apporto inoltre delle indagini archeometriche realizzate per alcune opere marchigiane dall’Università di Urbino, è da considerarsi il primo studio sistematico per le terre di tali ceramiche.

Questa prima mostra italiana dalla valenza internazionale, darà avvio anche grazie alla realizzazione di un elegante catalogo, ad una serie di studi che potranno attestare a buon diritto l’unicità di tale produzione ceramica che fonda le sue radici in una terra, quella marchigiana, che vanta una tradizione secolare.

 

 

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