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Epidemie e pandemie. Ambiente e contagi nel tempo (sec. XIX-XXI)

14 Gennaio 2022

Un nuovo e interessante studio di Rossano Morici nella sezione “Libri Digitali” del nostro sito.

La ricerca che qui pubblichiamo, «Epidemie e pandemie. Ambiente e contagi nel tempo (sec. XIX-XXI)» è uno spaccato di storia di alcune località delle Marche.
Inizia con una nota autobiografica dell’autore, Rossano Morici, che ricorda di essere stato salvato al’età di tre ani dal Crup (forma grave della Difterite) per merito del padre Attilio e dei medici Armando Bettini (Ufficiale Sanitario di Recanati) e Luigi Calamanti. Poi il testo passa all’altro flagello – la Poliomielite – che colpì Recanati e altre località delle Marche e di altre regioni, raggiungendo nel borgo leopardiano il picco nel 1958 con cento casi, di cui trenta bambini resi disabili e tre deceduti. Soltanto dopo l’avvento del vaccino Sabin (anni 1963-64) somministrato con una zolletta di zucchero, la temibile malattia fu debellata.
La ricerca prosegue parlando del Colera, malattia pandemica dell’Ottocento che si propagò lentamente in quasi tutto il globo. Già il medico di fine Ottocento Salvatore Natali aveva attributo l’origine del morbo alla contaminazione delle acque potabili dagli scarichi fognari.
Si passa quindi al Novecento, secolo della grande pandemia della Spagnola, influenza letale che si propagò in tutto il pianeta causando la morte di 50-100 milioni persone.
La Spagnola ritorna all’attenzione cento anni dopo. Perché tutto questo interesse nei confronti di una pandemia che sembrava lontana e quindi dimenticata? Ne è causa evidente l’attuale pandemia di Covid 19. Come per esorcizzarla. Eppure la storia avrebbe dovuto insegnare qualcosa: quasi ogni secolo ha la sua pandemia: nell’Ottocento il colera, nel Novecento la spagnola e nel Terzo Millennio il covid.
Il saggio di Morici ne parla come a coglierne l’andamento, nel caso si trovino coincidenze con la diffusione del contagio attuale. La prima ondata dell’influenza spagnola arrivò in Italia nel maggio 1918, con carattere benigno, che durava un massimo di 5 giorni in cui si verificavano tosse, febbre alta 39-40 gradi, mal di testa, dolori nella zona lombare. Ben più grave fu la seconda ondata
che investì l’Italia nell’autunno 1918. Il contagio si diffuse rapidamente nelle Marche anche perché le autorità governative e regionali sottovalutarono il grave problema sanitario.
Come fanno notare alcuni storici, tutte le disposizioni e le indicazioni governative per prevenire il morbo furono inadeguate e difficilmente applicabili per il semplice fatto che tali misure furono solo consigliate, raccomandate ma non messe a disposizione adeguatamente.
Per questo motivo il virus della Spagnola contagiò tantissime persone di ogni età molte delle quali non riuscirono a sopravvivere. La diffusione del morbo, lasciandosi dietro vittime e desolazione, si arrestò nel 1920.
Lo scenario dell’anno 2020 sorprese il mondo intero e diede una clamorosa dimostrazione della sua fragilità. Le pandemie precedenti erano state dimenticate: così tutti ci trovammo impreparati per questo nuovo evento. Non era valsa a nulla la prima vera minaccia globale del XXI secolo,
rappresentata dalla SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) che ebbe origine nella
provincia cinese del Guangdong negli ultimi mesi del 2002. Nel marzo 2003, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per la prima volta nella sua storia, aveva lanciato un allarme mondiale, raccomandando di rimandare i viaggi provenienti da aree affette dal morbo; 17 anni dopo – nel febbraio 2020 – l’OMS, per la prima volta ha annunciato l’emergenza sanitaria globale da Covid 19. Una maggiore consapevolezza alla quale il nuovo morbo ci costringe, e che è nell’attuale possibilità della scienza e della governance modiale, sarà in grado di trarre beneficio dalla conoscenza degli eventi passati, della loro eziologia e dinamica, soprattutto se – ma speriamo che non sia – i contagi da Covid o da altro vettore non dovessero diventare endemici come peste e colera nei secoli passati.

Dott. Lorenzo Campanelli

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